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Pensieri sconnessi

Leggo Barthes che mi parla di fotografia. Parla sempre della morte e del fatto che la morte assomiglia alla fotografia, come somiglia al teatro e, mi immagino, alla sua vita. Da poco era morta sua madre, perdita grave, da lì a poco sarebbe morto lui. Mi immagino un suicidio, una morte ad effetto, una morte rituale, coreografata, teatrale. Fotografica.


Mi pare un motivo un po' ossessivo, questo della morte, ma nientemeno vi rispecchio delle verità incontestabili, mi ci identifico. E' come se mi si risvegliassero dei ricordi, dei pensieri, alcune aree del mio cervello si accendono con differente intensità e, a seconda dell'intensità, ci trovo più o meno di me stesso. Mi chiedo: se tutte le aree del mio cervello si accendessero con la stessa intensità ad ogni concetto, mi identificherei pienamente in ogni cosa? Ogni idea, ogni concetto, ogni immagine mi apparirebbe talmente -e incondizionatamente- vera e commovente che non potrei smettere di piangere. E ridere. Sembrerei un pazzo. Sono fortunato da essere un maschio e ad avere un cervello semplice, che si accende sì e no quando accendo la playstation o la TV. E quando si parla di sesso, chiaro, nessuno è perfetto. Le donne hanno più connessioni nel cervello, e quindi mi immagino abbiano più regioni che si accendono contemporaneamente, si commuovono e capiscono più di noi maschi. Mi chiedo se è così.

Intanto torno a pensieri più utili, e scopro che Barthes è morto investito dal camioncino di una lavanderia. Tutte le aree del cervello che prima mi si erano accese adesso si spengono. Black out. Niente romanticismo. Non aveva di certo intravisto il suo destino, altrimenti si sarebbe depresso e non avrebbe scritto un bel niente. Probabilmente era pure felice. Quindi era solo molto intelligente e profondo, ma non aveva nessun carattere eroico? Forse sì. Ma il libro "La Camera Chiara" va letto, specie se vi piace le fotografia.

Pubblicato il 6/10/2010 alle 10.7 nella rubrica Improvvisazioni.

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