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Improvvisazioni a tema sociale e politico
CULTURA
20 febbraio 2011
I Fondamentali

Travolti dal rumore non riusciamo a discutere delle questioni nel merito. Ormai pensiamo per slogan. Quindi ho deciso di non fare parte del coro e non solo andare al nocciolo delle questioni, ma di tentare (con quali risultati non so) di stravolgere le idee, smontarle e vedere di cosa sono fatte.


 

Così colgo l'occasione per spingermi oltre, e mi pongo domande più radicali. Per esempio, misurare il benessere considerandolo proporzionale al PIL è giusto? Lo Stato ha convenienza a vendere le sigarette ai cittadini, in quanto, oltre che ricevere incassi diretti dalla vendita del tabacco, aumenteranno le spese mediche, quindi il PIL. Produrre i pezzi di auto in Polonia, assemblarli in Sicilia, Commercializzarli in Piemonte produce molto PIL, oltre che smog. Produce (direttamente) anche benessere per l'individuo?


 

Il diritto di voto è davvero universale? Tutte le legislazioni in merito, almeno fino a qualche decennio fa, richiedevano l'alfabetizzazione ai votanti, cioè un minimo di capacità (almeno in potenza) di informarsi, e quindi formasi un giudizio. Oggi che siamo tutti alfabetizzati, e che il mondo è così complicato, e che gli Italiani si dimostrano così ignoranti di fronte a concetti fondamentali di libertà, costituzione, democrazia, non sarebbe il caso di dare il diritto di voto solo a chi supera un esame di conoscenza, per esempio, della Costituzione e del suo significato?


 

Il mio solito tema: invece che fare regole per complicare la vita alla gente comune e non a chi le leggi non le seguirebbe comunque, facciamo delle regole che spingano le persone a comportarsi in modo onesto? Qualche idea: facciamo che si possano scaricare dalle tasse molte spese, quelle del dentista per esempio, così quando ci chiede se vogliamo la ricevuta, gli diciamo "sì, certo." Invece di lamentarci dei concorsi truccati, facciamo che chi fa assumere qualcuno se ne assume la responsabilità (mica che devono essere sepolti assieme, per carità, ma una decurtazione dello stipendio, per esempio), così magari non assumerà il cugino.


 

In ogni periodo storico ci sono i nobili, quelli che accumulano e si godono la ricchezza. Al giorno d'oggi sono i manager, che arrivano a condotte schifose perché magari hanno un buon pacchetto azioni dell'azienda in cui lavorano. (Sapete, no? Se i bonus arrivano in base alle azioni, quello che importa è far salire le azioni, e se annunciare licenziamenti (e farli) fa alzare il titolo, al manager conviene personalmente farlo.) Se abbassiamo i compensi dei manager, però, spunterà una nuova categoria che si ingrasserà sulle spalle degli altri. Compriamo cellulari a tutto andare, capi firmati, ci indebitiamo, solo per arricchire pochi "monarchi," che ci guardano come il macellaio guarda il manzo. Conquistiamo la dignità, impossessiamoci di noi stessi, riconosciamo la nostra umanità e comprendiamo la nostra essenza. Non cerchiamo di essere come loro, ma sentiamo la nostra unicità, apprendiamo la consapevolezza di esistere, troviamo uno scopo che ci realizzi, invece che lobotomizzarci seguendo i modelli che ci vogliono propinare per poterci sfruttare illudendoci.


 

Uhmm... troppo lungo, eh?

 

POLITICA
20 febbraio 2011
Né/Sia di Destra né/sia di Sinistra

(post originale)

Mi riprometto sempre di non perdere il mio tempo a ripetere cose che sono note da decenni, se non secoli. Ma pare che in un'Italia anestetizzata da una rimbombante dittatura della (presunta) maggioranza, anche le cose più ovvie sono bellamente dimenticate, o bollate in vario modo: comuniste, di sinistra, finiane, antiberlusconiane, anti-italiane, e una serie di epiteti meno ideologici e più offensivi.


 

Faccio un esempio: i miei amici francesi non fanno che ripetermi che "se una persona è senza un tetto, è anche un problema mio." La tentazione di etichettare il discorso come ideologico, comunista, utopico è forte, ma sarebbe solo il risultato di una analisi banale, che mi vergogno quasi a fare, non fosse che credo che anche le analisi banali, al giorno d'oggi, serve ripeterle.


 

Il ragionamento è questo: se ci sono persone senza casa, senza soldi, senza futuro, questo avrà implicazioni sulla società futura, sull'economia (non comprano e non producono), sulla sicurezza (saranno indotti a delinquere), sulla politica (spesso con norme repressive), e così via. Anche a essere individualisti e guardare solo alla nostra famiglia, affrontare il problema sul lungo termine conviene, ne vale del futuro nostro, dei nostri figli e dei nostri nipoti. E non centrano niente discorsi di solidarietà, uguaglianza, giustizia, temi tabù nel berlusconismo, centri solo tu, il tuo futuro, e quello della tua famiglia.


 

Si tratta, in soldoni, di puntare alla pace sociale, che è l'unico modo di realizzare, o approssimare, quello che la democrazia è, ovvero un sistema che permette il cambiamento senza violenza.


 

Mi scuso per questa serie di banalità.

 

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dicembre        maggio

Sono sempre più convinto che l'improvvisazione sia fondamentale nella vita. Anche il piano più dettagliato e curato, alla fine, è parte da una improvvisazione ed evolve con improvvisazioni. Qui raccolgo delle improvvisazioni a tema sociale e politico che magari qualcuno leggerà prima o poi.

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