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Improvvisazioni a tema sociale e politico
4 dicembre 2010
Proposta per l'Università

(post originale)

Sono stanco di sentire i politici parlare di riforme e finire per proporre piccoli cambiamenti e idee che non hanno la riforma solo nel titolo. Una riforma deve, specie in Italia, essere disegnata per rendere convenienti comportamenti virtuosi, e non nell'impedire comportamenti dannosi al sistema, con regole facilmente eludibili. Questo dovrebbe essere, secondo me, lo scopo di qualsiasi legge riformatrice. Qui di seguito butto giù alcune idee per l'Università. Leggendo solo le parti in grassetto si ha la visione completa dell'idea.


 

1) Piano strategico di Ateneo, Facoltà e Dipartimento. Con tutte le riunioni più o meno inutili che si fanno, propongo delle riunioni ai diversi livelli per definire le direzioni strategiche della ricerca e della didattica. Tutti quelli che ci lavorano discutono e votano quali debbano essere le direzioni di ricerca future che indirizzeranno le future assunzioni.


 

2) Processo di reclutamento. Userò la parola "concorso", anche se mi fa schifo perché ricorda le troppe ingiustizie ne nella Pubblica Amministrazione si sono perpetrate ai danni di uno stato che non poteva -e forse non voleva- controllare. Date le direzioni strategiche prese dei dipartimenti, valutate formalmente, ma non nella sostanza, da facoltà e atenei, data la disponibilità dei fondi, pubblica un bando (alla fine vedrete che anche la chiamata diretta funzionerebbe lo stesso nel sistema che propongo, ma visto che l'Italia non ama i cambiamenti troppo radicali mi limito al bando pubblico) per l'assunzione della figura richiesta. L'intervista o prova di concorso viene svolta da una commissione decisa dal Dipartimento (scegliere a caso la gente non fa che mettere le decisioni in mano a persone che non hanno interesse nella decisione ne la conoscenza della strategia in cui l'assunzione è inserita). La decisione della commissione viene valutata dal Dipartimento in un altra riunione in cui, con votazione, si giudica la decisione della commissione.


 

Il bando viene fatto indicando il settore scientifico disciplinare ma con la specifica della specializzazione e di titoli richiesti. Oggi si vedono concorsi nominalmente su un settore, ma che nascondono una decisione strategica e quindi si fanno salti mortali per giustificare le scelte, portando, dal punto di vista legislativo, a concorsi truccati.


 

3) Inversione del cofinanziamento. Le Università attualmente non hanno interesse a finanziare grossi progetti, né, di conseguenza, ad assumere persone eccellenti, perché ogni progetto che riceve finanziamenti é cofinanziato dall'Ateneo stesso, che quindi vede il progetto come una spesa. Si vedono scene pietose di professori che chiedono al rettore se l'Università è disponibile a mettere i soldi per un progetto di portata decente. I soldi per un progetto vanno in percentuale ai ricercatori che lo hanno proposto (le percentuali si decidono, ma sono di solito sull'80% se non sbaglio), il resto va agli atenei e i dipartimenti, che quindi avrebbero la convenienza a finanziarli.


 

4) Responsabilizzazione. Ogni anno, ricercatori, professori associati e professori ordinari sono sottoposti a valutazione, in base a un piano annuale discusso e sottoscritto con il Dipartimento e valutato e giudicato da Facoltà e Atenei. Se i parametri decisi non sono stati rispettati (i parametri minimi devono arrivare "dall'alto" per evitate le "cricche"), si provvede d'ufficio a decurtare stipendi e anche a licenziare. Un professore universitario non è un operaio alla catena di montaggio, che deve giustamente essere difeso, è uno che deve difendere ed rappresentare l'eccellenza. Se non lo fa va a casa.


 

5) No posto fisso inteso come inattaccabile, e no precariato forzato, come questi politucoli continuano a proporre (sei anni e poi sei fuori ' che idiozia degna di una che è stata sfiduciata per manifesta incapacità da presidente del consiglio comunale di Desenzano), ma valutazione continuativa sulla didattica e sulla ricerca fatta localmente e democraticamente con voto (palese o segreto).


6) Distribuzione dei fondi tramite decisioni della direzione dell'Università, al vaglio e critica di Facoltà e Dipartimenti. Basta distribuzione a pioggia per accontentare tutti i "colleghi".


7) Dettagli: Propongo tre livelli di ricerca/docenza: professori assistente, associato e ordinario con obbligatorietà di insegnamento e di ricerca. Si istituiscono figure di "lettori" ad esclusivo uso didattico (con contratti temporanei o no, dipende dal taglio dell'università, se di ricerca o didattica).


Voglio mandare questa proposta a partiti politici (quindi non al PdL) perché anche la proposta del PD che ho visto non mi soddisfa, non rende il sistema Universitario competitivo, anche se ha delle buone idee. Vi pregherei di darmi suggerimenti e consigli per renderla migliore. Se mi verranno in mente altri punti (sto scrivendo di getto incazzato da quello che sento dire) li aggiungerò qui.

 

 


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permalink | inviato da bmm il 4/12/2010 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
30 novembre 2008
Valutazione e Meritocrazia
Non si fa che parlare di premiare gli atenei virtuosi, di creare un sistema meritocratico nell'Università. Il problema è che chi è incaricato di questo importante contributo nella vita culturale di un paese intero, non mi pare abbia la levatura culturale, né le conoscenze specifiche per arrivare a una soluzione di nessun rilievo. E non ce l'hanno avute nemmeno i precedenti, di qualunque parte politica essi si vantavano di essere.
Si parla di valutazione, ma nessuno mai è riuscito a far funzionare un sistema sensato. La Moratti ci provò, ma poi a fine legislatura, quando la sua candidatura a sindaco era ormai cosa nota, cedette e diede un finanziamento di molti milioni di euro al San Raffaele di Milano su fondi destinati alla ricerca informatica, fondi poi spesi per comprare un grosso computer IBM (va beh, questo mi scandalizzò parecchio all'epoca).
Il problema della valutazione è semplice: non si può fare! Le discipline scientifiche sono divise macro aree e in Settori Scientifici e Disciplinari (SSD), e sono molti, decine. In ogni settore poi ci sono molti filoni di ricerca. Ogni filone è caratterizzato da una comunità, l'insieme di persone che, nel mondo, si occupano di quella cosa. Ogni comunità ha certe regole, che riguardano il tipo di articoli scientifici, o prodotti scientifici, più in generale, che vengono ritenuti degni di tale nome. Ad esempio, in alcuni settori pubblicare un articolo ogni due anni è considerato un buon traguardo, in altri se ne devono fare 3 all'anno per essere competitivi.
Instaurare un sistema di valutazione indipendente, o oggettivo, richiederebbe una struttura di dimensioni enormi, e una spesa proporzionata. Non solo, per evitare conflitti di interesse (considerate che ci sono ricerche che hanno in Italia uno o due gruppi che ci lavorano) le persone chiamate a giudicare dovrebbero essere esterne, magari estere. Un breve parentesi: In una delle tante farneticazioni sulla riforma dei concorsi si era arrivati a proporre che le commissioni giudicatrici fossero composte da 5-6 ricercatori stranieri!! Ma vi rendete conto? Cosa volete che gliene freghi agli stranieri chi assumiamo noi? E quanti stranieri sarebbero disponibili a lavorare in tutte le commissioni di assunzione in Italia? Insomma, le solite smargiassate all'Italiana, le solite parole vuote di politicanti ignoranti e populisti (di entrambi gli schieramenti).
Insomma, costi improponibili e un sistema così complesso che nessuno è mai riuscito nemmeno a immaginare completamente, figuriamoci a realizzare. A parte dare un po' di soldi ai propri amici, questi politicanti non sembrano saper fare altro.
Ma esiste una soluzione? Probabilmente sì, ma richiede di ripensare a tutto il sistema. Invece che aggiungere strutture a un sistema già di per sè troppo complicato, un riforma -se degne di questo nome- deve rifondare l'istituzione per rendere i comportamenti virtuosi più convenienti, mentre oggi sembra accadere l'esatto contrario. Invece che cercare metriche semplici e generali che finiscono per penalizzare piuttosto che migliorare i sistema, si deve fare in modo che migliorare convenga: ovvero che migliorare porti soldi.
Faccio un esempio: quando si danno soldi in proporzione al numero di studenti laureati in un anno, non si arriva che all'effetto di ridurre la qualità dell'insegnamento (chi ha bazzicato l'università lo vede con i propri occhi quanto gli studenti attuali siano molto meno preparati di qualche anno fa). Se si finanzia la ricerca in base al numero di articoli pubblicati si finisce per dare soldi a filoni in cui si pubblica facilmente, rispetto a quelli in cui si sputa sangue per un risultato.
Se diamo all'università la convenienza a finanziare ricerche e progetti (Mio precedente post), allora le università avranno convenienza ad assumere gente brava, gente che la ricerca la fa, che di conseguenza insegneranno alle nuove generazioni in base a risultati allo stato dell'arte. Va beh, mi sono già dilungato troppo.

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permalink | inviato da bmm il 30/11/2008 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Sono sempre più convinto che l'improvvisazione sia fondamentale nella vita. Anche il piano più dettagliato e curato, alla fine, è parte da una improvvisazione ed evolve con improvvisazioni. Qui raccolgo delle improvvisazioni a tema sociale e politico che magari qualcuno leggerà prima o poi.

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