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Improvvisazioni a tema sociale e politico
arte
6 ottobre 2010
Riflessioni da doccia (giustificare il conto dell'acqua)
(Post originale)
Una mucca è un animale sociale, tende a unirsi a un branco dove si sente sicura e a proprio agio. L'essere umano è uguale a una mucca sotto questo aspetto, solo che la coscienza dell'essere umano è più sofisticata di quella di una mucca (lo assumo come ipotesi). Il cervello umano non solo porta gli impulsi esterni e le emozioni all'attenzione della coscienza, ma riesce a collegare a questi la memoria e a formulare pensieri. Come la mucca non trova nulla di strano a unirsi a un branco e a seguirne le sorti perché sente che è quello che deve fare, così l'essere umano non può che dare un giudizio positivo sulla propria coscienza, almeno in prima istanza, fino a che qualcosa in futuro evidenzi un vizio, e allora ci si rende conto di avere sbagliato.
Il giudizio positivo sulla coscienza è fondamentale alla sopravvivenza della specie, se non fosse così le mucche non starebbero in branco e gli uomini non formerebbero società, non si accoppierebbero, non si innamorerebbero così facilmente, etc. Quando diciamo "vivi le tue emozioni," stiamo dicendo di prendere quello che arriva alla nostra coscienza e considerarlo vero senza intermediazioni. Quando il senso di incompletezza che ci assale lo consideriamo un segnale venuto dall'esterno, allora magari diventiamo religiosi. La prova del giudizio positivo sta nella semplice osservazione che tendiamo a credere alle nostre emozioni: "sento rabbia quindi sono arrabbiato," "sento paura e quindi sono impaurito."
Noi crediamo nella nostra coscienza e non possiamo non farlo! "Credere" è una parola molto importante nelle società umane. Le società umane si basano su verità delle coscienze individuali, su una diffusa condivisione (le eccezioni ci sono e sono importanti, v. seguito) di quelli che chiamiamo princìpi. In altri termini li possiamo considerare miti (prendo la parola mito da qui, che vidi mesi fa).
Come possiamo individuare i miti della società? La mia conclusione è che i miti si possono individuare negli argomenti di cui è molto difficile parlare in contesti sociali. Non sto parlando di censura o di difficoltà tecniche, intendo argomenti che se affrontati suscitano più imbarazzo che animare una conversazione costruttiva. Il mito dell'amore, il mito dell'uguaglianza, il mito del lavoro. I miti che formano la società e che la condizionano. Il mito della famiglia viene visto come fondativo, ma una società basata fortemente sul mito della famiglia non discute delle violenze familiari e tende a non le frenarle.
Esistono sempre, nelle società umane, degli individui che mettono in discussione i miti. Beh, ogni individuo lo fa, ma alcuni lo fanno di professione, scrivono libri, fomentano agitazioni, producono opere d'arte. Questi individui possono avere il potere di abbassare il livello di autocensura sui miti, permettendo la loro discussione, tanto da poter portare i miti stessi a sparire dalla società. Non credo serva fare esempi di questo fenomeno.
La società che risulta dalla distruzione di alcuni miti può essere una società con meno miti, ma non può, chiaramente, essere una società senza miti. Il mito che la società sia buona (in qualche senso) deve per forza esistere, altrimenti la società stessa si disgrega.
Possono questi individui che distruggono i miti essere attori politici? Mi pare di poter dire con una certa confidenza che no, non lo possono essere. Un movimento politico che si prefigge l'abbattimento di un mito non ha successo. Il mito deve essere già distrutto, o barcollante, affinché la politica possa eliminare il mito anche nella giurisdizione. L'esempio attuale è il mito del matrimonio omosessuale. Per capire come questo mito fosse così radicato nella società, basta pensare che molte delle leggi esistenti non specificano che il matrimonio deve avvenire tra un uomo e una donna. Era ovvio che fosse così, e non si poteva nemmeno ipotizzare altrimenti, se non per scherzo (ma quante cose iniziano per scherzo?). Solo oggi questo mito non è così radicato e la politica se ne può occupare, con più o meno successo. Ma il cammino è iniziato, nella società futura ci saranno i matrimoni omosessuali, e forse il concetto stesso di matrimonio cambierà dal punto di vista legislativo.
A grandi linee, tracciate con l'accetta come piace ai serial killer, un individuo ha tre scelte: essere un distruttore di miti, come un artista per esempio, essere un politico, o non essere e semplicemente esistere (lo so, un po' forte ma il motivo sarà chiaro nella frase successiva, e comunque preferisco la scelte di campo). Io penso di essere, per costruzione, un distruttore.


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permalink | inviato da bmm il 6/10/2010 alle 10:16 | Versione per la stampa
POLITICA
19 marzo 2009
Convenienza e responsabilità
"Una vera riforma non si fa con regolamenti più efficienti, con un maggior numero di leggi, ma assegnando responsabilità individuali e fornendo gli adeguati incentivi alle azioni virtuose. L'incentivo è necessario perché l'animale uomo si comporti da animale sociale. Ogni persona deve avere un obiettivo, e la convenienza a raggiungerlo. Se non lo fa si prende tutta la responsabilità della propria scelta. Questo rende il sistema meritocratico."

La meritocrazia è un sistema che cerca di favorire comportamenti virtuosi. Il problema della meritocrazia, problema molto serio, è la valutazione del merito. Come si può valutare un infermiere che magari fa iniezioni dolorose ma è capace di tirare su l'umore del paziente più depresso? E chi dovrebbe valutarlo?

A questa domanda i politicanti risponderebbero che si devono istituire commissioni e sperperare denaro, mentre la risposta dovrebbe essere molto semplice: chi ha assunto quell'infermiere lo deve valutare. Nell'osceno sistema Italia, nelle ASL, chi assume è, formalmente, lo stato stesso, quindi ecco la necessità di commissioni e altre burocrazie inutili. Nell'università è lo stesso: lo stato assume un ricercatore, dopo che una commissione di persone interne all'ateneo in questione effettua la selezione. Dopo tre anni il ricercatore viene valutato per decidere se confermarlo in ruolo o no, e qui scatta il meccanismo più bello: altre persone, interne all'ateneo, decidono se il merito del ricercatore è buono o no. In tutto questo processo, le persone che hanno preso la decisione di assumere, e quelle che hanno preso la decisione di confermare, non hanno praticamente nessuna responsabilità sulle decisioni prese. Quello che conta è che si seguano dei passi formali, facilmente plasmabili, e il gioco è fatto. Chi assume, si è dimenticato di chi ha tirato dentro, e chi conferma continua il proprio lavoro tranquillamente.

Mi pare ovvio che quello che manca è l'assegnazione della responsabilità diretta delle persone che prendono effettivamente le decisioni, negli esempi qui sopra relegandola allo Stato.

Una vera riforma non si fa con regolamenti più efficienti, con un maggior numero di leggi, ma assegnando responsabilità individuali e fornendo gli adeguati incentivi alle azioni virtuose. L'incentivo è necessario perché l'animale uomo si comporti da animale sociale. Ogni persona deve avere un obiettivo, e la convenienza a raggiungerlo. Se non lo fa si prende tutta la responsabilità della propria scelta. Questo rende il sistema meritocratico.

Chi ha assunto qualcuno che si è rivelato un incapace, deve pagarne le conseguenze, in termini di immagine, guadagni, o anche dello stesso posto di lavoro.

Non sento nessuno dire cose del genere, sento policanti parlare sostanzialmente si assistenzialismo o di rendere legale l'illegale, ma nessuno parla di una riforma seria. Ma io, sono di destra o di sinistra?
POLITICA
9 novembre 2008
Democrazia e individualismo
Discutendo con alcuni repubblicani, qui negli Stati Uniti, mi sono ritrovato a pormi la seguente domanda: può un cittadino di una democrazia essere completamente egoista? La domanda va ovviamente specificata meglio. Secondo alcuni punti di vista ogni individuo è alla fine della fiera egoista, in quanto tende a soddisfare i propri bisogni. La domanda doveva essere posta in un altro modo: può un cittadino di una democrazia essere completamente individualista? Capisco che la domanda possa suonare ideologica, ma spero di evitare questo problema.
La questione è: democrazia significa "sovranità al popolo." Se ogni cittadino pensasse esclusivamente ai propri interessi personali, quindi, in sintesi, ai propri soldi, si potrebbe ancora parlare di democrazia? Cosa si dovrebbe governare? L'unico budget necessario servirebbe solo per mantenere in vita i tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Un servizio sanitario nazionale non sarebbe supportato, i prezzi delle cure andrebbero alle stelle, etc.
Fin qua pare che tutto abbia senso, ma cosa succede dal lato dei diritti?
Supponiamo ci siano due vicini di casa, uno ricco e uno povero. Quello povero non può pagarsi le spese mediche e muore. Il vicino ricco continua allegramente con la sua vita. Supponiamo anche che il ricco sia ricco di famiglia e il povero sia stato molto sfortunato e abbia dovuto spendere soldi per curare i propri familiari, così da non trovare facili alibi. Insomma, il povero muore solo perchè non ha il diritto di essere curato a dovere nel paese dove governa anche lui! Per come funzionano le democrazie, probabilmente il povero non è riuscito a portare abbastanza voti alla sua causa, forse non c'erano abbastanza poveri a votare. Siamo di fronte a una dittatura della maggioranza, non a una espressione di democrazia. Se si riconosce a ogni individuo il diritto alla salute, allora il servizio sanitario pubblico non sarebbe da porre al voto, ma semplicemente dovrebbe essere supportato. E il ricco dovrebbe pagarlo affinché anche il povero ne usurfruisca. Sarebbe costretto ad essere altruista e a pagare le tasse. La costrizione non dovrebbe però essere vista come la lesione di un diritto del ricco, ma come l'esplicazione di un dovere nel paese dov'è cittadino.



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Sono sempre più convinto che l'improvvisazione sia fondamentale nella vita. Anche il piano più dettagliato e curato, alla fine, è parte da una improvvisazione ed evolve con improvvisazioni. Qui raccolgo delle improvvisazioni a tema sociale e politico che magari qualcuno leggerà prima o poi.

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